Charta, n. 69
Di Enrico Sturani
“Non le pare che ci sia un certo simbolismo?” Questa domanda risuona alle mie spalle, mentre sfoglio il sesto (e ultimo) degli album contenenti la più grande collezione di cartoline dedicate al Primo d’aprile. A pormela è una gentile, minuta vecchietta, in un elegante salotto affacciato sui tetti di Parigi. I suoi 1500 pesci, pescetti e pescioni, per lo più maneggiati da fanciulle o da fidanzati, non mi lasciano dubbi circa il genere di simbolismo. Ma capisco che Madame ponga la domanda in modo dubitativo: dopotutto, queste erano cartoline “per famiglia” in cui non trapela alcunché di men che presentabile. Per intenderci, non hanno nulla a che spartire con i grevi doppi sensi delle cartoline illustranti fichi e pesche, asparagi e funghi; non parliamo poi delle banane (cfr. CHARTA n. 46). Solitamente i collezionisti snobbano queste cartoline “di fantasia”, giudicate documentariamente poco interessanti. Eppure proprio esse, a inizio Novecento, continuavano a far vivere, nella nostra società urbana e grazie a un prodotto edito con le tecniche e criteri dell’industria, taluni rituali pagani legati alle antiche culture agrarie. Fu il re francese Carlo IX, nel 1567, ad anticipare al primo di gennaio l’inizio dell’anno, che prima…continua